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La FAMIGLIA ROSSI nasce a Bergamo, nel 1994. Nasce per gioco, e per gioco continua tutt’oggi.
La prima occasione è un set umplugged per la campagna abbonamenti di Radio Popolare di Milano (da sempre “la radio del cuore”). Sin dalle origini il programma è chiaro. Il loro primo comunicato-stampa già recita “divertirsi e divertire, senza necessariamente scollegare il cervello prima di cantare”.
La Famiglia delle origini fa musica danzereccia e canzonettara, con testi perlopiù ironici (ispirati prima di tutto dal maestro Enzo Jannacci) ed un sound a metà tra i Negresses Vertes ed i Mano Negra: suoni rigorosamente acustici, appoggiati su ritmiche decisamente serrate.
Da allora, chiunque ne faccia parte prende il cognome di famiglia (con un implicito omaggio ai mai dimenticati “Ramones”).

Nel 1995 vengono selezionati fra le 12 migliori band emergenti italiane per partecipare ad Arezzo Wave.
Incominciano così a battere in lungo ed in largo lo stivale e pubblicano il primo mini-CD autoprodotto “
Il gioco è bello quando è bello” (DischiLAMPO 1996).
Nel 1997 si esibiscono allo Zelig Cabaret (lo storico locale di Milano, mica un programma tivù qualsiasi!), con Paolo Rossi che, per motivi di parentela, non può esimersi dal richiamarli al proprio fianco, nella trasmissione televisiva "Scatafascio".
Nel ’98 pubblicano “
Fiato alle trombe” (Dischi lampo 1998) il secondo mini CD.

Dopo qualche avvicendamento nella line-up, iniziano a farsi distribuire dall’etichetta Venus e licenziano “
Lillipuziani” (Venus 2001), il primo disco “ufficiale”, nel quale la “caciara acustica” degli esordi incomincia a sporcarsi ed a caricarsi di interessanti suoni distorti ed i contenuti “sociali” si chiariscono definitivamente (l’album è dedicato al Commercio Equo e Solidale).

Nel 2003 la formazione si stabilizza definitivamente, ed è la volta di “
Discorsi da bar” (Lucente/Venus 2003), l’album che contiene la celeberrima “Mi sono fatto da solo”, dedicata ad un ipotetico gangster che, grazie al controllo sull’informazione, riesce a diventare primo ministro di una nazione (naturalmente ogni riferimento è puramente casuale...).
Grazie a questa canzone, la popolarità della Famiglia cresce esponenzialmente in tutta Italia, fornendo l’occasione per calcare palchi lusinghieri, come quello del "Mantova Musica Festival". e di collaborare con artisti importanti. Gli ingaggi si moltiplicano ed i nostri passano in buona sostanza due/tre anni di fuoco, eternamente in giro per la penisola a fare concerti. Un esperienza che rischia di travolgerli, dato che la Famiglia Rossi è da sempre, per scelta, un gruppo di dopolavoristi....

Nel 2006, passata l’onda lunga di “Mi sono fatto da solo”, decidono che è arrivato il momento di tirare i remi in barca, diradando gli impegni live e prendendosi per la prima volta un po’ di tempo per scrivere e registrare un nuovo disco, così. L’anno successivo esce “
La Famiglia Rossi vs tutti” (Lucente/Venus 2007), album ricco di collaborazioni illustri (da Ricky Gianco ai Punkreas, passando per il sociologo Alessandro Amadori!), un disco tagliente e contraddittorio, che spinge all’estremo la voglia di elettrcità nei suoni e si concede qualche sperimentazione sonora in più del passato.

Dal 2010 La Famiglia Rossi, accantonato il formato dell’album (per ragioni che spaziano dalla residualità del mercato indipendente italiano alla paternità sopraggiunta per tutti i mebri della band) incomincia a pubblicare brani “singoli”, ed a distribuirli gratuitamente dal sito).
Realizza quindi un “45 giri virtuale”, con due facciate A: si tratta di “
Schiaccialo! (Tarantella del biscione”) e “Vivalitalia”.

Nel 2011 è la volta di “
Battiti”, appello accalorato ed intenso, vibrato a tempo di rock per chi non intende arrendersi alla massificazione ed alla mercificazione delle nostre esistenze.
Il brano, che vive una vita parallela nei centri estivi delle diocesi lombarde (!!!), viene inserito in un nuovo cd, pensato per il fedelissimo pubblico dei concerti che continua a tributare alla band un affetto ed una dedizione davvero lusinghieri.
Si tratta di un disco di brani ormai introvabili o mai pubblicati, di provini e di improvvisazioni dal vivo, un lavoro che, candidamente, declama, nel sottotitolo, “
Della Famiglia Rossi non si butta niente!”.

 

Nel 2015 il gruppo annuncia il proprio “pensionamento”, ovvero interrompe i rapporti con le agenzie di booking e dichiara di non avere in programma progetti discografici, ma di scioglimento non si parla nella maniera più assoluta, e prosegue l’attività live (soprattutto nella stagione estiva), in termini organizzativamente più caserecci e rilassati. Ma, come spasso succede, il destino è in agguato...

 

Nel 2016, da una serie di circostanze fortuite, nasce l’idea di uno spettacolo teatrale, in cui la Famiglia, alla propria maniera, prova a raccontare in musica la propria visione della vita, articolando il racconto in tre “atti” virtuali (Il bar e il divertimento – L’amore e il divertimento – La politica e il divertimento). Il progetto suscita l’interesse della neonata agenzia “AllAreas”, che propone ai nostri di tornare in pista, per proporre il nuovo live-set sui palchi dello Stivale